giovedì 24 maggio 2012

Chang-Rae Lee, Gli Arresi, Mondadori, 2012


Titolo originale: The surrendered,  2011. Trad. Silvia Pareschi

Guerra di Corea, 1950: una bambina di undici anni fugge dalle zone dei combattimenti   con i suoi due fratellini gemelli , unici superstiti della famiglia, in un lungo percorso di fame e stenti inimmaginabili. Quando stanno per raggiungere Pusan, dove potrebbero essere più al sicuro (“Il viaggio era quasi finito” sono le prime parole del romanzo)  i gemelli cadono dal treno stipato di sfollati. La piccola muore nell’impatto  e la sorella maggiore soccorre il fratello , ancora vivo, ma con le gambe  tranciate. Deve decidere se stargli accanto o   risalire sul convoglio che va verso il Sud e verso la sopravvivenza.

giovedì 17 maggio 2012

John E. Williams, Stoner, Fazi, 2012

Non ci sono tecnicismi narrativi , flash back, flash forward in questa storia della vita di un uomo qualunque. Uno che, come tanti, non ha fatto nulla di eccezionale, né nel bene né nel male. Ha lavorato sodo, ha sofferto, ha amato, è morto. Nulla di straordinario, eppure questo romanzo non lascia indifferenti. C’è una tensione emotiva che anima la lettura, che ci spinge a rispettare il protagonista per la sua capacità di affrontare la quotidianità della vita con perseveranza. Parlo di perseveranza nell’accezione inglese di endurance: termine che mi sembra più appropriato a descrivere le qualità di questo personaggio apparentemente duro e tagliato con l’accetta. Del resto Williams, scegliendo per il protagonista il nome di Stoner, che ricorda la pietra, ne suggerisce fin dall’inizio le caratteristiche sia fisiche che psicologiche.

martedì 8 maggio 2012

Natsuo Kirino, Le quattro casalinghe di Tokyo, Neri Pozza, 2009

Titolo originale: Out, 1997


Un intrigrante thriller ambientato a Tokyo. Pubblicato in Italia qualche anno fa, mi ha colpito per la sua spietata critica sociale, alla quale gli amanti del Giappone sono poco abituati. Nel nostro immaginario associamo questo paese all’ordine, al senso della gerarchia, ad una modernità dominata dal culto del bello e dell’eleganza. Ci dimentichiamo che, specialmente nelle aree metropolitane, esiste un ceto medio che lotta per non cadere sotto la soglia della povertà, la criminalità organizzata ha ampi margini di manovra nell’economia, il tradizionale maschilismo relega le donne in posizioni di sudditanza rispetto agli uomini
.
Tutti questi aspetti si fondono in un noir atipico, dove nella prima trentina di pagine ci viene rivelato chi è l’assassino. D’altra parte il sangue scorre fino all’ultimo e non mancano

lunedì 30 aprile 2012

Elisabeth Gille, Mirador: Irène Nemirovsky, mia madre, Fazi, 2011


Titolo originale: Le mirador. Mémoires revés,1992

Nell’intervista rilasciata nel 1992 a René de Ceccaty  per il Messaggero,  Elisabeth Gille, figlia di Irène Némirovsky, parla del suo rapporto con la madre che ha conosciuto appena. Irène infatti venne arrestata e deportata nel 1942 quando la piccola Elisabeth aveva solo cinque anni. Ciò che resta a Elisabeth della madre sono gli scritti e quasi null’altro. Di qui la necessità di sviluppare “una memoria sognata” (dal titolo originale di questo libro) nel corso di un’infanzia e un’adolescenza  segnate dal dolore per l’improvvisa scomparsa dei genitori. Le due figlie di Iréne (la più grande, Denise, aveva undici anni) li  avrebbero attesi invano nei primi anni nel dopoguerra, non avendo notizie certe della loro uccisione nei lager tedeschi.

Nella mia adolescenza ce l’avevo con lei per via della sua mancanza di coscienza politica. Non era scappata, sebbene

mercoledì 25 aprile 2012

Luisa Sturani Monti (a cura di), Antologia della Resistenza, Edizioni Gruppo Abele, 2012


"Gli italiani sono fatti così" : in un'analisi pubblicata nel 1947 Gaetano Salvemini rovescia il leit motiv che, purtroppo, riecheggia ancora oggi come alibi per  le nostre storture e , soprattutto, per il nostro scarso senso dello Stato. E invece no,  la Storia dimostra che gli italiani non sono tutti uguali.  Il brano è tratto da Antologia della Resistenza, originariamente pubblicata nel 1950 e riedita quest'anno in occasione delle celebrazioni del 25 aprile.

Molte volte per spiegare, o peggio ancora per giustificare, gli spropositi e le porcherie fatti ieri e oggi dai politicanti italiani di ogni denominazione, si ripete che “gli italiani son fatti così” e la botte non può dare che il vino che ha.

Giolitti ai suoi tempi diceva che il popolo italiano era gobbo e – lui – non poteva fare a un gobbo altro che un abito da gobbo. E certo il popolo italiano era gobbo. Ma Giolitti invece di tentare quanto sarebbe stato possibile per farlo, non dico dritto come un fuso, ma un gobbo meno gobbo di quanto egli  aveva trovato, lo rese più gobbo di quanto fosse prima. Poi venne Mussolini e disse che il popolo italiano era buono a nulla. Poi sono venuti molti – troppi – antifascisti e anch’essi dicono che il popolo italiano è fatto così. Dove tutti sono responsabili, nessuno è responsabile…

…La verità è che dove tutti sono responsabili, ciascuno è responsabile per la parte che gli spetta, in proporzione della sua capacità a fare il bene o fare il male, e in proporzione del male che ha realmente fatto e non ha cercato di impedire. Un contadino sardo è anche lui responsabile per la sua quarantacinquemilionesima

lunedì 16 aprile 2012

Roberta Cordani (a cura di), Passeggiate milanesi, Celip, 2011

L'autrice in panchina


Da un anno abito a Torino. Ma una fetta importante della mia vita l'ho vissuta a Milano. Così non posso fare a meno di sentirmi  coinvolta anche emotivamente quando sfoglio le pagine del nuovo libro di Roberta Cordani. Per fortuna le città passano, ma gli amici restano. Con Roberta abbiamo chiacchierato di Milano,  del suo lavoro e, naturalmente, di panchine. 

Questa tua più recente fatica si differenzia dalle precedenti sia per il numero di pagine che per l’argomento, un po’ meno formale e paludato. A cosa si deve il cambiamento?
Forse proprio all’idea delle “passeggiate milanesi”: ho vagabondato qua e là per vie e palazzi senza sentirmi in dovere di raccontare tutta la città, ma mostrando solo alcuni luoghi speciali. Dove si può accompagnare un amico in visita, magari con poco tempo a disposizione, per mostrargli alcune cose belle, storiche, significative. Quindi, non una grande monografia o un affresco a più voci, come negli altri libri a tema, ma la scoperta di quartieri, epoche,

venerdì 13 aprile 2012

Anna Funder, Tutto ciò che sono, Feltrinelli, 2012


Vi consiglio di iniziare questo libro da una delle ultime pagine , quella dei ringraziamenti, che di solito passano inosservati. Scrive l’autrice australiana, Anna Funder:
Il mio ringraziamento più sentito va alla mia amica Ruth Blatt (1906-2001), di cui ho ammirato il senso dell’umorismo e l’umiltà quasi quanto il coraggio. “Chi sono?”, aveva l’abitudine di chiedersi. “Non sono nessuno”. 
 
Tutto ciò che sono è la scoperta del passato di questa anziana signora tedesca, apparentemente fragile, che però, nell’informalità della società australiana, non rinunciava al titolo di “Dottoressa”. Ormai ottuagenaria, è l’ unica sopravvissuta di un gruppo di rifugiati politici tedeschi, alcuni ebrei come lei, altri no, che negli anni Trenta, da Londra, cercarono eroicamente di aprire gli occhi dell’Inghilterra sui pericoli del nazismo.

lunedì 9 aprile 2012

Non c'è posto più eccitante di una libreria




La mia amica Mariella Governo mi segnala questo fantastico video librario disponibile anche su http://www.brainpickings.org/index.php/2012/01/11/the-joy-of-books/. 
L'animazione è di Sean e Lisa Ohlenkamp.
La libreria è la Type di Toronto, 883 Queen Street West. Buona Pasquetta!

lunedì 2 aprile 2012

Jimmy Liao, La voce dei colori, Edizioni Gruppo Abele, 2011

copertina


E’ molto insolito trovare un libro per ragazzi sulla mia panchina, ma esplorando la libreria torinese La Torre di Abele, sono stata abbagliata dalla brillante copertina di La voce dei colori. E sfogliandone le pagine con le coloratissime tavole di Jimmy Liao ( per un assaggio clicca qui ) mi sono lasciata trasportare in un mondo fantastico destinato ad affascinare gli adulti come i bambini.

venerdì 23 marzo 2012

Tre storie di emigrazione


Shandi Mitchell, Sotto questo cielo intatto, Fazi, 2011
Amanda Hodgkinson, Britannia Road, Frassinelli, 2011
David Bezmozgis, Il mondo libero, Guanda, 2012

Ultimamente ho letto  tre  libri che costituiscono altrettante memorie di emigrazione nel XX secolo. Per puro caso, tutti e tre raccontano di persone che fuggono dalla Russia staliniana o dall’Unione Sovietica  post-bellica:  kolkhoznik ucraini ridotti alla fame negli anni Trenta,  rifugiati polacchi durante la seconda guerra mondiale, ebrei sovietici che varcano la cortina di ferro. 

lunedì 19 marzo 2012

Edoardo Nesi, Storia della mia gente, Bompiani, 2011


Sono piuttosto stupefatta che questo libro abbia vinto lo Strega 2011. Sarà che il tema  degli effetti nefasti della globalizzazione sul sistema industriale italiano è attualissimo e scottante, sarà che la “narrativa del lavoro” è una rarità nel nostro paese, ma c’era da aspettarsi molto di più, specialmente da uno scrittore che ha al suo attivo ben altri sei romanzi.

sabato 10 marzo 2012

Jane Harris, I Gillespie, Neri Pozza, 2012


Titolo originale: Gillespie and I, 2011

I Gillespie è un’opera che affascina. La scrittrice inglese Jane Harris  costruisce  magistralmente una trama intrigante. Centellina indizi che instillano il dubbio. Crea un’atmosfera di suspense in una storia che , almeno in partenza, si sarebbe detta tutt’altro che avvolta nel mistero. La narrazione procede su due piani, entrambi affidati all’io narrante Harriet Baxter, anziana signora inglese ormai ottantenne, che, a distanza di quasi mezzo secolo,  racconta la storia della sua profonda  amicizia con il pittore Ned Gillespie. Siamo negli anni Trenta ed  il racconto di Harriet risale al 1888, quando trentenne, non sposata, decide di trasferirsi temporaneamente a Glasgow, in Scozia, per visitare la Fiera Mondiale voluta dal Principe Albert, consorte della regina Vittoria. Qui Harriet incontra Ned e inizia con lui e  la sua famiglia un rapporto il  cui tragico epilogo, culminato nel suicidio del pittore, ci viene  rivelato  dalla stessa Harriet nelle prime due pagine del libro :una prefazione cui il lettore farà bene prestare attenzione alla luce degli avvenimenti successivi. 

mercoledì 7 marzo 2012

Luciano Roccia, Ci ho messo una vita ad avere vent'anni, Fogola, 2011


Non mi capita spesso di recensire un libro scritto da qualcuno che conosco personalmente. Questo è un bene per chi mi segue, perché il distacco promette una critica più obiettiva. Ma non mi dispiace quando si presenta la rara occasione, come in questo caso,  perché è interessante trovare il nesso fra ciò che leggo e la mia percezione della persona che scrive. Tanto più quando si tratta di un libro autobiografico. 

sabato 3 marzo 2012

Panchine Flash: Jeffrey Eugenides, La trama del matrimonio, Mondadori, 2011


Al pari di Franzen, autore di Le correzioni nel 2001 e di Libertà nel 2010, anche Eugenides, che mi aveva stupito e affascinato con Middlesex, mi ha deluso con la sua opera più recente, uscita a nove anni dalla pubblicazione dello strordinario romanzo che gli valse il Pulitzer nel 2003. In un ambiente altamente competitivo come quello americano, è molto difficile restare sempre sulla breccia. C’è chi, come Auster,  sforna un libro dopo l’altro nella speranza che prima o poi il successo ritorni, e chi, come Franzen e Eugenides, aspetta anni e partorisce…un topolino. O meglio, un topolone, visto che sia Libertà che La Trama del matrimonio  superano  le 500 pagine.

giovedì 1 marzo 2012

Julie Otsuka, Venivamo tutte per mare, Bollati Boringhieri, 2012

Titolo originale: The Buddha in the Attic, 2011

Prima di leggere questo libro, dovete sapere che non si tratta di un romanzo. Bensì di un cantico, una memoria corale, tutta al femminile, di un’epopea di migrazione, con il bagaglio di sofferenza, discriminazione, disagio e incomprensione che questa ha comportato. E’ l’epopea degli Issei e dei Nisei – dei giapponesi di prima e seconda generazione emigrati negli Stati Uniti. Ricordate Il gusto proibito dello zenzero che narrava il vergognoso rastrellamento dei giapponesi in America subito dopo l’attacco a Pearl Harbor nel 1941 ? Le donne di Julie Otsuka cessano di cantare proprio a questo punto, quando i giapponesi sono costretti ad abbandonare case, quartieri, negozi in tutta fretta, per essere trasportati in massa in luoghi che le autorità americane nasconderanno ai loro stessi connazionali.

mercoledì 29 febbraio 2012

lunedì 20 febbraio 2012

Panchine flash: Silvia Avallone, Acciaio, Rizzoli, 2010



Un rapido accenno a questo  libro, che, seppure finalista allo Strega 2010, non mi ha proprio convinto. Leggendo la storia delle due ragazzine adolescenti e delle loro famiglie in una Piombino devastata dall’inquinamento reale e morale della grande acciaieria, mi sono chiesta se Avallone non stesse scrivendo la sceneggiatura di un fumetto per adulti piuttosto che un romanzo. Possibile che la classe operaia, ormai pressochè estinta, sia anche ridotta a un degrado simile?

sabato 18 febbraio 2012

Lionel Shriver, ...e ora parliamo di Kevin, Piemme, 2012

Titolo originale: We have to talk about Kevin, 2003

E' uscito ieri nelle sale italiane il film e ora parliamo di Kevin , tratto dall’omonimo romanzo della giornalista americana Lionel Shriver, pubblicato originariamente nel 2003. In attesa di vederlo, ho ripreso in mano il libro, la cui trama mi era rimasta impressa nei tratti essenziali. E come poterla dimenticare d’altronde questa storia a tinte forti che coniuga aspetti da horror alla Stephen King con un messaggio sociale spregiudicato, un vero e proprio statement personale della Shriver: non tutte le donne ambiscono a essere madri, meglio non avere figli che farli senza volerli veramente.

mercoledì 8 febbraio 2012

Stephen King, 22/11/'63, Sperling&Kupfer, 2011


Chi pensa che questo sia un “tipico” romanzo di Stephen King si sbaglia. C’è molta fantasia, quella sì, ma non la paura cui eravamo abituati. Il viaggio nel tempo che è l’espediente narrativo alla base del romanzo mi ha ricordato il primissimo King, quando usava lo pseudonimo Bachman e alla fine degli anni Settanta scriveva  lunghe storie ( o romanzi brevi) di stampo orwelliano. 

mercoledì 1 febbraio 2012

Alessandro Baricco, Mr Gwyn, Feltrinelli, 2011




Baricco “o lo si ama o lo si odia” ha scritto qualcuno . Forse è vero. Ma io posso dire di aver amato Mr Gwyn almeno per le prime 60 pagine. Per il resto,  non l’ho odiato,  semplicemente mi sono annoiata. Comunque, anche se il libro è smilzo, il bilancio non è proprio positivo.
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