venerdì 27 gennaio 2012
La Memoria di panchine
Nella Giornata della Memoria riproponiamo le riflessioni sul libro di Daniel Mendelsohn, Gli Scomparsi (2007). Si tratta del diario di viaggio dell'autore, cittadino americano, che ricerca le ragioni della scomparsa di suo zio e dei suoi familiari nella Polonia del 1939. Il libro ricostruisce la micro-storia di sei esseri umani che finirono tra gli ingranaggi di una macchina infernale responsabile della morte di sei milioni di persone. Clicca qui.
giovedì 19 gennaio 2012
Kathryn Stockett, The Help, Mondadori, 2012
Esce domani nelle sale italiane il film The Help, tratto dall'omonimo romanzo di Kathryn Stockett che Mondadori aveva pubblicato nel 2009 con il titolo L'aiuto. Sull'onda del film, la casa editrice di Segrate ripropone il libro, questa volta con il titolo originale. Chi volesse farsi un'idea del film, e soprattutto del libro, può quindi leggere (o rileggere) il mio post del 20 giugno 2010. In sostanza, anche considerando la stagione in cui scrivevo, ho consigliato il romanzo come libro per l'estate, valutandolo un'opera i cui intenti commerciali prevalgono su quelli di denuncia sociale. E questo malgrado la serietà del tema di fondo: la discriminazione razziale negli Stati Uniti degli anni Sessanta. In disaccordo con questa mia valutazione Maria Giulia Minetti su La Stampa ha commentato:
Scrivere come ha scritto un recensore italiano (sul blog letterario www.panchinedimilano.com
) che il romanzo di Kathryn Stockett «affronta un tema serio come
l'apartheid nel Sud degli Stati Uniti con levità e sprazzi di umorismo»
dà appena un'idea del genere di scempiaggini cui la storia è esposta.
Perché, scusate, vi pare possibile che un argomento come l'apartheid
venga trattato con «levità»? Sostituite alla parola «apartheid» la
parola «nazismo» (cui l'apartheid è consustanziale), e rileggete la
frase. Vi sembrerà intollerabile. Chi mai potrebbe trattare il nazismo
con leggerezza e humor? Nessuno. E chi lo facesse riceverebbe applausi o
condanne, secondo voi?
A scanso di ulteriori sgradevoli equivoci ( e poi, perchè mai apostrofare come "scempiaggini" le opinioni altrui? Forse che ci sono troppi fastidiosi blogger in giro tra i libri? ) torno a sottolineare la sostanza del mio pensiero. In The Help,
Stockett si avvale consapevolmente di elementi di levità e umorismo
per narrare una storia incentrata sulla cultura dell’ apartheid nel
Mississippi. Il risultato è un romanzo che ha scalato le classifiche americane dei bestseller quando è
stato pubblicato nel 2009. The Help è un prodotto ben confezionato, ma non comparabile per forza narrativa al capolavoro di Harper Lee, Il buio oltre la siepe,
cui la Minetti lo ha accostato. Inoltre non ha lo stesso peso in
termini di denuncia sociale nè la stessa forza d’urto né la “scomodità”
di tanta narrativa afro-americana. E forse anche per questo ha venduto
così bene negli States.
lunedì 9 gennaio 2012
Deborah Rohan, Il giardino degli ulivi, Cairo, 2011
Titolo originale : The Olive Grove, 2001 e 2008
Leggo su Wikipedia:
Le Nazioni Unite stimarono che 711.000 palestinesi, metà della popolazione
araba della Palestina dell'epoca, fuggirono,
emigrarono o furono allontanati con la forza durante il conflitto arabo-israeliano del
1948 e nelle violenze dei mesi precedenti ... e si videro rifiutare ogni
loro diritto al ritorno nelle proprie terre, sia durante sia al termine del
conflitto.
E’ ciò che accade ai coniugi Moghrabi, Kemal e Haniya,
facoltosi proprietari terrieri palestinesi, e ai loro nove figli. Costretti a fuggire dalla Galilea in Libano,
perdono tutti i propri averi, e successivamente si disperdono lontano gli uni dagli altri, come dalla loro terra
d’origine.
Anni dopo, nel 1993, Deborah Rohan, scrittrice americana
di origini cattolico-irlandesi, si
imbatte in uno dei figli di Kemal, Hamzi Moghrabi, stabilitosi negli Stati Uniti. L’incontro conduce la Rohan a ricostruire la
storia travagliata dei Moghrabi. Dopo un’estesa ricerca storica, la scrittrice si reca in Libano, Giordania, Israele, Gaza per
intervistare la madre di Hamzi e i figli. Nasce così Il giardino degli ulivi, un
romanzo che, attraverso la saga familiare dei Moghrabi, ripercorre le tappe miliari della storia palestinese, dall’ultimo
scorcio della dominazione ottomana nel
1913 al dispiegarsi del conflitto arabo-israeliano
nel 1948.
Anche se sono ancora pochi, gli scrittori palestinesi non mancano, basti pensare a Sahar Khalifa
e Suad Amiry, donne che hanno messo in luce la tragedia
palestinese contemporanea, con particolare riferimento alla condizione
femminile. Tradotti in molte lingue , si tratta comunque di autori con un
pubblico piuttosto ristretto .
Il romanzo della Rohan è scritto senza voli stilistici, con un
linguaggio e una struttura chiari ed espedienti narrativi – quali la storia d’amore fra Kamel e Haniya –
non particolarmente originali. Ma questo
libro non va letto per i suoi meriti stilistici e narrativi. Il suo pregio
maggiore è di proporre un argomento scomodo in maniera estremamente divulgativa nel tentativo di sensibilizzare un’opinione
pubblica più vasta, specie quella americana, che finora ha avuto poche
occasioni di sentire “l’altra campana” o è stata refrattaria a farlo. E, cosa altrettanto importante, Rohan si muove in maniera pacata, senza retorica e senza prendere una posizione pregiudizialmente anti-ebraica.
Nonostante l’ evidente ricerca di un
equilibrio, dal racconto di Rohan emerge tutta la sofferenza di un popolo che
le ambiguità e gli interessi della
diplomazia internazionale hanno ripetutamente
illuso. E ancora oggi, dopo tanto sangue
versato inutilmente da entrambe le parti, la creazione di uno stato indipendente di
Palestina non è altro che un miraggio.
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