venerdì 24 aprile 2009

Cormac McCarthy. Cavalli Selvaggi-2

Titolo originale: All the Pretty Horses, 1993

Passate le difficoltà delle prime pagine, chiudo il primo libro della trilogia completamente catturata dal mondo di C.M e soprattutto dai suoi protagonisti. L’eroe, John Grady, ha solo sedici anni, ma è indiscutibilmente molto più adulto : un uomo che ha pur avendo accettato la durezza della vita, non l’accoglie con rassegnazione, ma con la forza dell’etica che gli infondono la storia e la natura dei luoghi in cui è cresciuto. Il rapporto di simbiosi fra cowboy e il cavallo è al centro della narrazione , che trova nel furto di un cavallo, e nella successiva ricerca, il motore per svilupparsi in maniera drammatica e spesso cruenta. Grady, pur vivendo negli anni Cinquanta, al confine fra adolescenza e età adulta, come fra l’epopea del West e la modernità, è ancora un cowboy di altri tempi per il quale – dice C.M - un ipotetico mondo senza cavalli non sarebbe “giusto “ e non meriterebbe essere vissuto . Grady è un uomo di poche parole ma conosce il linguaggio dei cavalli – pratica che Evans aveva già messo in luce in L’uomo che sussurrava ai cavalli - e gli animali si piegano docilmente alla sua autorità. Con gli esseri umani Grady ha meno ascendente e soprattutto meno empatia. E’ un uomo tutto di un pezzo, che non tradisce mai un amico, e che apprezza – come l’apprezza C.M. – la semplice generosità dei poveri vaqueros messicani. Ma all’umanità che lo circonda riesce meno simpatico del suo compagno Rawlins, viscerale, sicuramente meno intelligente, meno maturo di Grady. I due cavalcano verso il Messico in un lungo viaggio in cui la natura circostante e i cavalli sono altrettanti protagonisti - il ricordo va a Brokeback Mountain di Annie Proulx, un’altra grande scrittrice del West. C.M non accenna a pulsioni omosessuali, ma è chiaro che per i cowboys di C.M. il rapporto con le donne è molto più difficile e complicato di quello con cavalli e uomini: c’è un amore disperato per la giovane figlia del proprietario dell’hacienda in cui i due domano i cavalli, c’è l’ impareggiabile ritratto di La Duena, l’anziana e autorevole zia della ragazza. Ma le donne, con l'eccezione delle vecchie e brave messicane che rifocillano cowboys e vaqueros, non sono altro che “elementi di disturbo” nel flusso della vita degli uomini, red herrings – come direbbero gli anglosassoni – da cui sarebbe meglio non lasciarsi distrarre. Un libro bellissimo, pieno di poesia e di nostalgia per un mondo perduto, in cui gli uomini erano ancora in grado di capire che la natura – sia questa vegetale o animale – è l’unico vero tramite con il loro dio.

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