martedì 28 aprile 2009

Cormac Mccarthy. Oltre il confine, Einaudi,2006


Titolo originale: The Crossing, 1993

Il secondo libro della Trilogia della frontiera. Purtroppo non all’altezza del precedente, Cavalli Selvaggi, e neanche dell’ultimo libro di C.M. , The Road (La strada), pubblicato nel 2006 e premiato con il Pulitzer . Quest’ultimo , a mio avviso, risente ampiamente nello stile, nelle ambientazioni e nel pessimismo, del lavoro svolto con La Trilogia. Ma al confronto, The Crossing , del 1994, presenta in maniera evidente alcuni aspetti narrativi deteriori che, fortunatamente per noi, C.M. ha superato nel tempo. Siamo sempre sul confine Texas-Messico, che il protagonista Billy Parham, attraversa ben tre volte sull’arco di alcuni anni. Ma la storia non ha il ritmo di Cavalli Selvaggi: gli attraversamenti sono lunghissimi nella narrazione, animati dalla stessa poetica naturalistica, ma ripetitivi, e , per dirla tutta, noiosi. La parte più bella è quella iniziale, che narra il viaggio con la lupa, del tutto inverosimile ma impregnata della “religione” di C.M. , la religione del “mondo perduto” - forse quella degli indiani d’America - che attribuisce a questi animali qualità sovrannaturali, che l’uomo bianco non è in grado di comprendere. Le motivazioni che spingono Billy nel suo perenne vagare derivano probabilmente da una comune deontologia esistenziale con Grady, ma certo sono più difficili da capire, quasi al limite della follia. Allo stremo, mi sono abbassata a saltare alcune pagine per arrivare in fondo. Mi aspetta l’ultimo libro della Trilogia. Speriamo.

2 comments:

  1. Ho letto prima i suoi lavori successivi e poi questo. Credo che questo libro fosse l'apice della sua letteratura. E' riconosciuto da molti come il suo libro migliore (questo è quello che si legge in giro), persino da Baricco che ne parlò in una sua puntata di Totem.

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  2. anche secondo me è il migliore della trilogia.
    Ci sono echi evidenti di Poe e Lovecraft ( vedi per esempio "... fuori dalle mura della chiesa la notte contemeva un terrore antico di millenni , agghindato di piume
    e squame di pesce".
    Certo da sconsigliare se si è già tristi.

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