Titolo originale: Tar Baby, 1983
Pubblicato nel 1983, prima del capolavoro Amatissima, che vinse il Pulitzer nel 1988, L'isola delle Illusioni si incentra sullo scontro culturale fra afro-americani che non hanno potuto o voluto “elevarsi” verso la cultura bianca e quelli che invece “ce l’hanno fatta”, ma al prezzo di perdere la propria identità di origine. Toni Morrison, Nobel per la letteratura 1993 e forse la più importante scrittrice afro-americana, ambienta il romanzo fra i bianchi, sull’isola caraibica di Ile des Chevaliers, dove l’erede di una dinastia di imprenditori americani di Philadelphia, Valerian Street, ha deciso di trascorrere la sua pensione dorata. In assenza della moglie, non disponibile all’esilio caraibico, Valerian è accudito da Sidney e dalla moglie Ondine, rispettivamente maggiordomo e cuoca, orgogliosi esemplari di “Philadelphia Negro”, vale a dire, neri che, al servizio dei bianchi, sono usciti da una condizione di povertà acquisendo professionalità molto apprezzate ma pur sempre dipendenti dalla ricchezza della razza dominante. Ondine e Sidney sono contenti di essersi trasferiti sull’isola dove hanno acquisito un posizione di prestigio a confronto con i neri caraibici locali, che i due considerano inferiori e fannulloni. La villa ospita anche Jadine, adorata nipote dei due servitori, che, grazie all’aiuto economico degli zii e dello stesso Valerian, è riuscita a sfondare nel mondo dei bianchi come top model. Completa la “gerarchia dei neri” l’improvvisa apparizione di Son, povero, incolto, braccato dalla polizia e accolto da Valerian contro il parere di tutti i presenti – neri compresi. Il rapporto passionale e violento tra Son e Jadine consente all’autrice di esplorare il contrasto di mentalità tra neri “assimilati” e neri “veri”, che, anche potendo, non intendono “farsi carico della propria vita” nel mondo dei bianchi, assumendosi le relative responsabilità. Morrison non si schiera né con gli uni né con gli altri, ma sembra voler indicare che, nell’America contemporanea, l’appartenenza alla razza nera è una scelta di mentalità, prima ancora che un’imposizione genetica. E oggi, a distanza di oltre vent’anni dalla pubblicazione del libro, con un afro-americano alla Presidenza degli Stati Uniti, questa visione appare sempre più attuale e meritevole di attenzione. Infatti il senso di irresponsabilità, di cui Jadine accusa Son, è lo stesso che Obama insiste a catechizzare nei maschi neri quando denuncia il moltiplicarsi nei ghetti delle famiglie affidate a madri single, oltretutto minorenni. Al di là dell’analisi sociologica, che traspare soprattutto dai dialoghi, colpiscono in Morrison le meravigliose descrizioni della natura lussureggiante dell’isola. Una natura umanizzata e dotata di vita propria, che assiste al dispiegarsi della stupidità umana. Stupenda, a questo proposito, l’apertura del primo capitolo in cui Morrison dipinge la lenta distruzione di un fiume, nell’eco-habitat di Ile des Chevaliers , provocata dall’edificazione delle bellissime case per il buen ritiro dei ricchi bianchi. .
mercoledì 19 agosto 2009
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