| Joseph Conrad 1857-1924 |
Mi restava in testa uno sforzo fino all’ultimo respiro, la lotta di un uomo per portare la nave in mare aperto, una ciurma malata . Ricordavo di essere rimasta incantata dalla perfezione de La linea d’ombra di Joseph Conrad e, quando mi è ricapitato in mano nella riedizione de La Repubblica di due settimane fa, ho cominciato a rileggerlo ancora prima di decidere di farlo.
Stavolta a saltarmi all’occhio è stata la dimensione della prova.
Un giovane uomo molla di punto in bianco una imbarcazione dove non stava male e non sa neanche lui perché.
E’ solo e non ha dove andare. Al porto nulla e nessuno sembra interessargli. Ascolta i discorsi di chi incontra con insofferenza. Qualcuno più in là negli anni gli legge dentro un’ambizione che neanche lui sa di avere e gli offre un’occasione.
In men che non si dica diventa comandante di una nave .
Senza saperlo non aspettava altro e non dubita neanche per un attimo di esserne all’altezza.
Ma non è ancora un vero capitano. Dovrà lottare con chi non lo riconosce tale, resistere anche se verrebbe da mollare , tenere duro anche quando comincerà a credere di non essere così capace , rialzarsi sempre, recuperare.
Conrad pare suggerire che si cresce solo oltrepassando le linee d’ombra che ti si parano davanti nella vita. Parla infatti di un attraversamento dentro se stessi oltre che per mare, di una esperienza che, accettata senza condizioni, ci traghetta dall’altra parte, da un non essere a un essere.
Questo mi è sembrato il senso più profondo di queste pagine. Certo è che un testo importante è in grado di dire qualcosa di nuovo ad ogni rilettura. Proust a proposito diceva:
“ In realtà ogni lettore quando legge, è il lettore di se stesso. L’opera è solo una sorta di strumento ottico che lo scrittore offre al lettore per consentirgli di scoprire ciò che forse, senza libro, non avrebbe visto in se stesso.”
Di fatto Conrad scrisse questo lungo racconto dai molti riferimenti autobiografici attorno ai sessant’anni e lo dedicò al figlio ventenne che stava combattendo nella prima guerra mondiale, immensa linea d’ombra di quella generazione di giovani.
Anche qui, come in Cuore di tenebra , vi è un’atmosfera cangiante che da un momento all’altro potrebbe virare verso l’irrealtà . Più personaggi ci vengono presentati in preda a un delirio che parte dalla malattia ma porta poi fuori di se . Così il vecchio capitano degrada verso la morte e il primo ufficiale attraversa le febbri . La calma piatta dei venti rende più lenti i movimenti dei marinai indeboliti mentre la nave, pur descritta concretamente nello scricchiolio dei suoi legni, resta immobile a specchiarsi negli abissi come rinchiusa da un maleficio dentro a una bolla d’aria.
L'unico ancoraggio alla realtà resta il coraggio che il capitano sa trovare dentro di sè.
Francesca
0 comments:
Posta un commento