venerdì 23 settembre 2011

Vintage :J.D. Salinger, Il Giovane Holden, Einaudi , ultima ristampa 2008

Titolo originale: The Catcher in the Rye, 1951

La prova del fuoco di un libro è il tempo. Il giovane Holden di J.D.Salinger ha più di cinquant’anni ma potrebbe essere scritto ieri. Non ho mai letto niente che si avvicini di più alla sensazione di vuoto indicibile che si palesa talvolta in gioventù . Più di tanti saggi sociologici dice di una certa condizione giovanile intrappolata in una bolla di immobilità . Il giovanotto che vagabonda sotto Natale in una nevosa New York ha sedici anni negli anni ’50 ma come i ragazzi d’oggi tende a non vedere oltre sé stesso . Potrebbe di nuovo essere eletto a loro portabandiera se non avesse in fondo mai smesso di esserlo.Grandi e più o meno vaccinati guardiamo quel giovane americano espulso dall’ennesimo ottimo college per pura negligenza scuotendo la testa. Schifa qualunque cosa e non sa mettere i pensieri prima delle azioni come tanti dei ragazzi che ci girano attorno . Però
quel non star bene da nessuna parte che lo fa partire senza aver un posto dove andare in qualche modo lo riconosciamo e quel non poter soffrire niente e nessuno l’abbiamo soffocato dentro tante volte per tirare avanti. Mette a nudo ciò che guarda senza tanti complimenti e ci troviamo a invidiargli quella verginità nello sguardo. Poi, siccome non sa trovare parole per le emozioni che lo assalgono , taglia lì le frasi ed è come se in una interlocuzione di persona ci chiedesse di aiutarlo a finirle.Quella sua lingua spiccia, copiata ormai mille volte, ci chiama in causa. Anche perché Il giovane Holden parla sì di un adolescente che non sa stare dentro a niente ma anche di ogni momento di rottura esperibile poi strada facendo.
Siamo continuamente sollecitati a leggere libri freschi di stampa o di premio. La curiosità ci spinge avanti verso titoli accattivanti, nomi nuovi . E’ un cercare che soddisfa solo talvolta. Si trascurano spesso invece, come lontani parenti o amici di lunga data, i testi che hanno lasciato traccia nell’ immaginario collettivo e, in una sorta di ansia d’accumulo, si tende a rileggere poco. Quasi ci vergogniamo a sostare su ciò che in molti conoscono. E’ un peccato perché ogni lettura è una nuova interpretazione e una diversa fase della vita o atmosfera sociale suggeriscono altri, insospettati tracciati di senso .

Francesca

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