La debolezza è la nostra forza. Lo diceva già San Paolo e sulla sua scia tornano a ribadirlo il sociologo Aldo Bonomi e Eugenio Borgna, psichiatra, in un piccolo libro dal titolo provocatorio Elogio della depressione. I due punti di vista si confrontano per un’analisi trasversale che prende in esame alcuni tratti salienti di questi anni e i riflessi nelle vite delle persone.
Privi degli appigli di carattere ideologico o religioso presenti in un recente passato, assistiamo oggi a una corsa al successo valutato con criteri quantitativi che ci consegna a un vivere civile privo di reale solidarietà. Al tempo stesso i legami sociali e familiari si fanno più labili e il mondo del lavoro si impoverisce delle garanzie faticosamente conquistate.
Cresce così la solitudine .
Debolezza e insicurezza fanno parte della vita di molti ma sono per lo più marginalizzate e perseguite. Così si tende a misconoscerle e a coprirle con un velo di negazione perché poco aderenti al modello dominante.
Sempre più uomini e donne, nelle più diverse fasi della vita, soffrono di qualche forma depressiva dalle più lievi alle più gravi. Lo evidenziano il lavoro e la ricerca sociale impegnati a decifrare alcune inquietanti pieghe del presente.
La melanconia si insinua allora nella mente e i pensieri restano paralizzati attorno ad alcuni nodi tematici .Il dolore diventa tangibile compagno di strada.
Ribadendo la necessità di oltrepassarlo e andare oltre verso altre pienezze di vita, Borgna segnala che anche la sofferenza, affrontata con dignità, lascia dei doni . Il primo di questi è una nuova sensibilità che ci consente di stare accanto agli altri rispettandone le manifestazioni di disagio senza assestarci in posizioni insofferenti o giudicanti.
E’ questo il primo passo per riconoscersi parte di una“comunità di destini” . Una maggiore coscienza delle fragilità individuali e collettive è condizione indispensabile per sviluppare empatia e lasciarsi coinvolgere nelle difficoltà altrui superando ogni tentazione all’indifferenza . Nell’epoca della fine dello Stato -Provvidenza è quanto mai necessario- sostengono gli autori- integrare le “comunità di cura” con una nuova disponibilità interpersonale e con forme di sostegno molecolari diffuse nel tessuto sociale.
Francesca
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