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| Magda Szabò (5 ottobre 1917- 19 novembre 2007) |
In occasione dell’anniversario della scomparsa della grande scrittrice ungherese Magda Szabò, di cui abbiamo recensito
solo alcuni dei suoi più importanti lavori (L’altra Ezster, Per Elisa, La notte dell’uccisione del maiale), pubblichiamo
un post commemorativo che Elisabetta Setnikar ci ha inviato.
COME UNA SCRITTRICE ITALIANA VEDE UNA SCRITTRICE UNGHERESE
Magda Szabò vista attraverso gli occhi di Elisabetta Setnikar
Magda Szabò ?
Continuo a pensare e ripensare come io l'abbia incontrata.
Nessuno che io conosca, e questo ho sempre pensato fosse un
gran peccato, ne ha mai letto i libri o sentito il nome.
Non ricordo un articolo su di lei o la sua opera, prima che
acquistassi La porta, che io abbia letto o qualche notizia che mi abbia
incuriosito fino a spingermi a leggerla.
Credo che il mio incontro con il suo lavoro sia avvenuto in
modo del tutto casuale in una delle tante e frequenti passeggiate che faccio tra
gli scaffali delle librerie.
Durante questo girovagare mi lascio trascinare dal fascino
infantile per i colori e le immagini che ogni libro possiede.
Livrea da corteggiamento fatta loro indossare dagli editori,
calamita, incuriosisce, allontana prima di ogni contenuto possibile.
Mi piace farmi catturare con finta ingenuità da tutto questo
per poi con la stessa semplicità con cui mi sono fatta avvicinare guizzare
velocemente all'interno del mio predatore e scoprirne la vera anima attraverso
il monocromatismo delle parole nude allineate.
Nel suo ultimo romanzo, Il
momento, ci scrive:
Il momento che
modifica una sorte … non può essere previsto, solo riconosciuto.
Questo istante determina un atto piuttosto che un altro, ti
modella non sai mai a posteriori, tra i mille che vivi, quale sarà; potrai solo,
a volte, riconoscerlo dopo.
L'ho fatto: il
mio incontrare Magda Szabò è stato qualche cosa che mi ha plasmato o perlomeno
mi ha segnato, non era previsto, io non lo avevo cercato, intuito nell'attimo
in cui decisi di acquistare La porta .
Qualche cosa di molto particolare deve avermi colpito nel
girarvi all'interno e assaggiarvi qualche frase per avermi indotto a portarlo a
casa nonostante la copertina non mi piacesse affatto e non mi piaccia tutt'ora.
Lo lessi tutto d'un fiato.
Da allora non è mai stato riposto in una libreria; è sempre
stato sul mio comodino, vicino a me.
Vicino a me nel momento di maggior vulnerabilità che un essere umano possa avere, il sonno.
PERCHE' ?
Dopo La porta
lessi La ballata di Iza.
Ricordo esattamente quando lo incontrai.
Dovevo attendere che mio marito mi fosse riportato dalla sala
operatoria e per ingannare quell'attesa andai alla libreria antistante
l'ospedale.
Appena entrata vidi un libro con il nome Magda Szabò; non
girai per il negozio, non guardai altro, né lessi il titolo e la sinossi di
questo, pagai e tornai indietro ad attendere che l'operazione finisse immersa
nella lettura.
Anche gli altri, poi, furono tutti acquistati così: visti e presi.
Né età, nazione, esperienze, periodo storico, vissuto ci
accomuna eppure qualche cosa che va oltre ci unisce, mi fa sentire in sintonia
con le sue parole.
Parole scritte in un tempo e in un luogo lontani dai miei, ma
che l'amore e la sensibilità per i sentimenti, hanno fatto sì che si creasse
una grande armonia. Questa, andando oltre i fatti narrati, analizzati anche inconsciamente
il più delle volte arriva all’essenza delle emozioni superando tempi e luoghi.
Per cercare di far capire
cosa ho provato leggendo Magda, credo che la cosa migliore sia ragionare come
insegna Emerek, personaggio singolare e fuori dagli schemi coprotagonista con
lei in La porta con questa frase:
Lei non capirà mai le
cose semplici, vuole sempre entrare di dietro anche se la porta è davanti.
Desidero entrare dalla "porta davanti" della mia
anima, senza frapporre tra le mie sensazioni e le parole che le descriveranno
null'altro che la semplicità delle emozioni provate nel ritrovarsi,
specchiarsi, capirsi e confrontarsi con una narrazione che, appartenendomi solo
a livello emotivo, sento molto vicina.
I suoi libri mi sono piaciuti, anzi, di alcuni mi sono
innamorata subito.
Solo dopo la seconda lettura, però, li ho capiti.
Ho capito del perché è nato un tale sentimento.
L'amore, come per una persona, è venuto dall'istinto e
portato da un'emozione suscitata da chissà quale particolare.
Quelle parole lette, come seminate nella mia anima, sono
cresciute silenziose fino a creare il desiderio di rileggerle e solo allora,
come avviene dopo essersi innamorati di qualcuno e non sapersi spiegare il
perché proprio di quell'individuo se non solo dopo esser stati per un po' al suo
fianco, si capisce cosa sia successo, così ho afferrato perché li ami.
Ho letto molto su Magda.
Senza voler essere irrispettosa mi viene spontaneo chiamarla
per nome perché scrivere nome e cognome, o peggio ancora solo Szabò, lo sento
freddo e distaccato. Questa sensazione non mi si addice percependo le sue
parole, i suoi pensieri quasi come una parte di me. Oltre i suoi libri, ho
letto molto su di lei, ma sono commenti per lo più accademici, analisi
strutturali.
Non mi è possibile
fare, ammesso che ne fossi capace non essendo un critico letterario, nulla del
genere.
Tutto quello in cui scorre la sua sensibilità, vuoi la sua
scrittura, vuoi i suoi personaggi, mi coinvolge al punto di non poterne parlare
in modo distaccato e professionale.
Posso solo farlo sentimentalmente.
Chi scrive romanza sempre quello che racconta, in certa
parte, anche se racconta di se stesso.
Ma la realtà, anche se romanzata, ci dipinge .
Io mi sento raccontata .
Molti possono esserlo.
Possiamo anche trovarci di fronte, nero su bianco, a molto
di ciò che non abbiamo il coraggio di dire a noi stessi apertamente.
Magda guarda dentro di sé .
Ha il coraggio, o la necessità di farlo … come se fosse davanti
ad uno specchio e dopo aver osservato a lungo e silenziosamente la sua
esteriorità, chiudesse gli occhi, le pupille si girassero all'interno e si
vedesse dentro e, al contempo, permettesse a noi di vedere ciò che lei stessa
scorge della sua intima interiorità.
Quello che si trova davanti, quello che sente, che è scritto
nella sua mente e nella sua anima, quello che si dice o non si vuole dire,
quello che pensa di sé stessa e del mondo, quelli che sono i sui difetti, i
suoi pregi, quello che è stata e quello che vorrebbe essere stata, quello che è
e quello che vorrebbe essere, quello che sente essere e quello che vorrebbe
sentirsi essere, noi lo sappiamo.
Lo dice a noi oltre che a sé stessa.
Ci fa questo grande dono.
Non avviene sempre in modo diretto, ma anche spesso attraverso
i suoi personaggi.
Questi, meravigliose figure dipinte con scarna ma altresì
essenziale fisicità, danno corpo alle anime che rivestono.
Donna, prima che narratrice, trasferisce tutta la
sensibilità di cui è ricca nella sua arte e da nessun'altra, benché ci siano
stati punti di profonda sintonia anche con altre grandi scrittrici capaci di
toccarmi l'anima, mi sono sentita interpretata proprio nella mia più intima
essenzialità femminile come da Magda Szabò .
Con questa sua abilità la percezione della vita e il suo
scorrerci sopra viene analizzata. Il suo scorrere e allo stesso tempo travolgerci,
forse più di questa nel suo insieme, i singoli infinitesimali quasi
impercettibili fatti che questa compongono, vengono sviscerati e interpretati,
analizzati, capiti, rifiutati, vissuti con desiderio, speranza, negazione,
presa d'atto, accettati con tutta la sofferenza e gioia che un processo così
complesso e difficile implica.
Nelle sue narrazioni c'è tutta la storia di un travaglio
esistenziale che se proprio non porta alla gioia, alla soddisfazione piena di
noi stessi, come spesso può accadere, arriva quantomeno all'accettazione
consapevole degli avvenimenti vissuti, al saper convivere con i nostri
fantasmi, errori e successi, sgravandoci - non uso questo termine a caso - così da intimi pesi interiori che alla lunga
potrebbero rendere una vita difficile da vivere.
Il buio del silenzio forzato, vuoi impostoci da fattori
esterni come a volte inconsapevolmente da noi stessi, pesante come un macigno,
è un tunnel che può capitare a molti di percorrere durante la vita.
Breve, semplice, difficile, complesso o lungo, ma ad ogni
modo, qualunque sia la sua tipicità, lascia un segno profondo.
La scrittrice ha la capacità di raccontarsi e raccontarci il
suo lungo tragitto in questo tunnel. Lo possiamo ben immaginare come il
percorso che un bimbo fa durante la fase di travaglio prima di vedere la luce. Dal punto di vista
di una donna che sta lottando, e del sollievo che questa prova, che tutte coloro
che hanno partorito ben possono ricordare, nel momento in cui si sgrava, si
espelle, ci si libera, non si lotta più, non si spinge più e ci si abbandona
alla nuova vita.
Quello è " il momento ", un momento di
totale felicità, una
totale indipendenza, una totale infelicità, una totale prigionia, uno dei tanti
sostantivi astratti, ma in ogni caso totale
come lei stessa scrive nella prefazione de Il
momento.
Come c'è nella vita un" momento " in cui ci si
ferma a pensare a noi stessi e alla nostra storia personale, si ricorda, si
fanno bilanci, si pensa, si guarda avanti.
Questo forse accade spesso in quella che potrebbe essere la
metà della nostra esistenza tra i 45 e i 55 anni, periodo nel quale infatti ha
scritto i suoi più profondi e sofferti romanzi.
A volte succede verso la fine ….come capitò alla dolce
Etelka, ne La ballata di Iza, quando si
rese conto che
gli intervalli di tempo compresi tra un'attesa e l'altra erano colmi di
pensieri. Non avrebbe mai creduto che il ricordo potesse trasformarsi in
un'attività così intensa. La vecchia si raccontò la sua vita, frammento per
frammento. Non aveva mai avuto il tempo di farlo prima .
Quante volte ad ognuno di noi capita di dire non ho tempo, ora
non posso, ci penserò domani?
Etelka, Iza, Magda, Emerek, Giorgina Vitay, sono i nomi che
appaino nei racconti di Magda, sono personaggi, ma anche uno solo e il suo
alter ego, siamo noi soli con la nostra coscienza, noi che ci analizziamo,
vediamo, mettiamo in gioco, fuggiamo, ritorniamo per vivere.
Zusanne, Lidia, Domakos e altri sono personaggi minori dei
vari racconti, ma sono sempre parte di noi e danno voce a parole che non vogliamo
sentire.
Comparse di spessore e
ingombranti che ci piacerebbe a volte ignorare, ma che ben si stagliano
sia tra le pagine dei libri sia tra i nostri pensieri sommersi.
E sono proprio questi ultimi, quelli che vorremmo
dimenticare, protagonisti dei libri di Magda, che piano piano si fanno strada
nella nostre menti, anche se li volessimo cacciare non ci riusciamo, che
diventano asfissianti.
Sono questi insieme alle nostre pretese, posizioni, egoismi,
egocentrismi, cecità e presunzioni,
manie e ostinazioni a renderci inflessibili, come Iza, per resistervi.
Iza non aveva mia
preteso aiuti, se falliva in qualche impresa ne prendeva atto senza un lamento,
non aveva mai chiesto consiglio ai genitori prima di agire, li informava
semplicemente delle scelte compiute …
Ma c'era qualcuno che capiva i suoi pensieri e non guardava
ai suoi occhi. Sua madre.
Guardava quella Iza, che aveva sempre ragione, che le aveva
detto di vendere la casa dopo la morte del padre e di andare a stare con lei a
Pest, che con quelle parole l'aveva resa felice sporcandosi mentre cucinava.
Non lo aveva mai fatto.
… puzzava di pesce e
olio fritto, e questo la rendeva in un certo senso meno estranea. Iza era
sempre così pulita, così fresca, e proteggeva così schizzinosamente il suo corpo dal sudiciume e dagli impicci
delle faccende domestiche che rimase di sasso nel vederla riemergere in quello
stato dalla cucina. Iza si era arresa, sopraffatta da qualche cosa di più
importante dentro di lei, aveva smesso di resistere, si era lasciata andare.
Era solo questione di
volontà e attenzione- aveva spiegato un giorno – se uno vuole può mantenersi
impeccabile anche tra pentole. Stavolta lo aveva fatto, aveva ceduto ai cibi,
alla materia bruta. Quella sera Iza non pensava a se stessa. A chi pensava?
A chi pensiamo, a cosa pensiamo arroccati dentro le nostre
mura interiori tanto da dimenticarci, forse per un attimo, di mantenere addosso
le nostre corazze e lasciarci sporcare, lasciarci andare senza paura ?
Ci rendiamo conto in questi passaggi di essere trasparenti
per chi ci ama silenzioso e nascosto perché riesce comunque a vedere ciò che
noi crediamo celato?
Ci rendiamo conto che feriamo con la nostra fragile, ma
coriacea sicurezza chi ci sta vicino e da cui pretendiamo, al tempo stesso,
comprensione per la nostra rigidità?
Spesso i personaggi
minori della nostra vita, quelli a cui diamo poco o ingiusto peso, sono coloro
che meglio ci fotografano, scevri dalla lente dell'amore e, protetti da un
debito distacco, capiscono quello che noi stessi mai ammetteremmo.
Molte Lidie che si affiancano alle nostre vite avranno
capito come dovevamo essere stanchi di mantenere il controllo su noi stessi,
di pretendere di poter cambiare il destino della propria famiglia e del
mondo intero, di quella terribile durezza che non si ammorbidirà né con il
pianto per le vergini né coi ricordi (La ballata di Iza).
Ci renderemo mai conto che i Domokos che stanno al nostro fianco, e per i quali siamo come un
burrone, è come si sentissero sull'orlo di un precipizio, standoci vicino sanno
che c'è, che è là davanti a loro, e che se faranno attenzione a dove mettono i
piedi non scivoleranno nel baratro. Che si domandano se hanno voglia di vivere,
non lo sanno esattamente, ma credono di sì e sanno che se sbaglieranno un passo
precipiteranno?
Le Lidie, i Domakos e ancor più le Etelke sono parte
della nostra vita ma anche le nostre voci interiori con cui, benché rigidi
nelle nostre marmoree fermezze, dobbiamo confrontarci.
Diciamo di amare, di pensare a loro, ne siamo convinti o
meglio ci auto convinciamo di fare tutto questo, ma non è vero o al più non
siamo capaci di dimostrarlo.
Facciamo precipitare i più deboli nel vuoto, i forti lo
vedono in tempo per fuggire e ci abbandonano, ma noi non possiamo cedere,
abbiamo deciso, siamo irremovibili, forti, sordi, duri con noi e con gli altri,
irrigiditi da una terribile disciplina riusciamo a far sgorgare da dentro solo,
muto, un urlo di dolore, ma a quel punto nessuno potrà più né sentirci né
tantomeno risponderci.
Con la nostra dolorosa rigidità, nel nostro tunnel di buio
silenzio, sonno anestetico, iniziamo così a camminare lentamente in noi stessi.
Dobbiamo farlo per respirare.
Passo passo, adagio adagio, stremati o fiduciosi cerchiamo di raggiungere la luce per
sopravvivere e poi vivere.
Per andare avanti, per ritrovarci, per superare noi stessi o
la difficoltà delle nostre scelte, siamo portati a guardarci indietro per
cercare la fonte della nostra forza o un disperato alibi per la debolezza. Cerchiamo
da dove veniamo, chi e che cosa ci ha fatto essere quello che siamo nel momento
in cui iniziamo a farci domande.
Perché siamo e ci sentiamo così ?
Perché tanta determinazione a non cedere nulla, ostinarsi
nelle decisioni prese?
E' giusto ?
E' quello che davvero vogliamo?
E' forza la nostra determinazione o altro?
Vale tanta sofferenza la nostra ostinazione?
Vediamo semplicemente le cose come stanno o vediamo solo
quello che vogliamo o siamo disposti a vedere?
E il nostro corpo come reagisce a tutto ciò?
Congelati nel mutismo, avvizziamo
avvizziamo non solo
nella vita sociale, ma anche nei nostri vestiti:
la nostra alimentazione era parca, la nostra sicurezza nulla, ma tutto questo
era più facile che non scrivere un inno che festeggiasse un dittatore genocida
e il suo aiuto-boia ungherese ( Il
momento).
Soffochiamo.
Guardiamo fuori dalla nostra finestra, in silenzio,
cerchiamo una risposta chissà dove, in noi forse.
Nel nostro passato possiamo trovare la giustificazione del
nostro essere nel presente, capirci, assolverci o condannarci.
Chi si trova in questo buio tunnel non riesce a parlare. Sente
la propria voce che ci pone mille domande, si dà risposte, ma nulla esce dalla
bocca arsa dal mutismo.
Magda è una fantastica ricercatrice di emozioni abilissima
nell'indurci, senza che ce ne rendiamo immediatamente conto, a questo,
attraverso le sue creature.
E così per capirci, per capire e avanzare nella strada della
vita siamo indotti a guardare la Giorgina Vitay che eravamo.
Chi ci ha amato, guidato, costruito per renderci quello che siamo.
Quel'è stato l'attimo, "Il momento" in cui siamo
stati felici, segnati dagli eventi, siamo diventati adulti?
E ancora, quando finalmente liberi, abbiamo assaporato tutta
la magnifica tensione del vivere/ scrivere?
Lo abbiamo riconosciuto, intuito ?
Ci siamo resi conto che e come volevamo intraprendere un
nuovo cammino e che con questo desiderio
con quest'opera l'asta
del salto era posta a un'altezza non indifferente; per poterla superare era
necessario qualcosa di definitivamente totale… ( Il momento ).
Che fare se non avere il coraggio di guardarci in faccia e
dentro e senza farci sconti combattere i nostri fantasmi?
I fantasmi ci appaiono in sogno, le persone che possono e
vogliono aiutarci, che possono essere la personificazione del nostro alterego
ci incontrano lungo la
strada. L'alchimia della chimica ci fa capire subito cosa
potranno essere per noi anche senza conoscerle, ma dobbiamo lasciarle
avvicinare.
Capire dalla loro durezza i nostri errori, imparare a
pensare come fossimo in loro, metterci a guardare da un altro punto di vista
per comprendere e comprenderci senza ostinarci.
Tra le pagine di La porta ho sognato, mi sono persa, ho lottato, ho
parteggiato, ho condiviso, ho imparato, riconosciuta.
Sì, riconosciuta più di quanto si possa immaginare.
Ora in questi attimi in cui sto cercando di scrivere queste
pagine la tensione è talmente alta, la voglia di esprimermi bene come Magda
merita è così impellente, quasi soffocante che per quanto io cerchi di impormi
una disciplina di lavoro faccio fatica a sottostarvi.
Mi ritrovo
a contemplare i pioppi in fondo al giardino,
sostenendo di lavorare senza pur svolgere nulla di concreto…
… perché la scrittura
non è un padrone accondiscendente, le frasi, se restano interrotte, non
ritrovano più la completezza dell'armonia originaria, nella nuova stesura la
volta del testo risulta indebolita, la sensibilità complessiva è più precaria.
(La porta )
Quello che provo per i suoi scritti è una passione per
qualcosa che corrisponde, che rappresenta esattamente molti miei stati d'animo
e
una passione non si
può esprimere pacatamente, disciplinatamente, morigeratamente ( La porta )
La tensione in me è forte, la ricerca della concentrazione alta
perché mai come in questo caso
ogni definizione ( che
io posso esprimere ) senza emozioni finisce per essere imprecisa ( La porta )
Ho imparato a guardarmi dentro e oltre me stessa.
Sorprendente!Le nostre cucine sono uguali, scherzo del
destino. Da quanto lei ci dice,
con un gusto particolare,
stipandola di oggetti ancora ereditati dalla mia bisnonna ( io dalla nonna)
e dove entrambe, lo dice lei ma potrei essere io
seguendo la mia natura
bizzarra avevo accumulato là dentro tutti gli oggetti improbabili e ora quella
cucina sembrava un museo di ergoterapia (La
porta).
Non è presunzione questa sottolineata similitudine tra Magda
e me, mai arriverò ai suoi vertici, ma solo orgoglio e gioia di avere qualche
piccolo particolare in comune con una persona di cui apprezzo tanto le grandi
capacità in un campo, come la scrittura, che ci accomuna.
Null'altro.
Ho sorriso compiaciuta anche quando ho scoperto che, lei
come me, andando a visitare il suo paese natale ritornava con il pane.
Sono sciocchezze comuni a mille persone, ma ritrovare questa
comunione in piccoli dettagli, se vuoi di poco conto ma intimi con chi si
ammira è gratificante, dolce, rassicurante.
Come ho condiviso con lei profondi e dolorosi silenzi.
E poi esperienze di vita vissuta come il dolore per un'orazione
funebre, lei per Emerek io per la mia adorata nonna Ada,
fredda, corretta, efficace, ma con parole
talmente insufficienti a ricostruire l'essenza autentica di Emerek che ebbero
su di me effetto anestetico ( La porta ).
Ho parteggiato e lottato con Magda ed Emerek, ho sofferto
per la sofferenza castrante di Iza, ho ripensato al mio essere figlia e al mio
essere madre.
Quante volte nello scorrere della quotidianità nella mia
veste di mamma mi sono sentita in testa le parole con cui Magda definisce
Emerek…effettivamente
parlava poco come fa
una vera madre ( La porta )
Sì, quanto è vero, una vera madre parla poco.
Agisce, dice poco, ma ascolta soprattutto tanto.
Mille e mille volte e altrettante ho ragionato sulla forza
morale di questa sua vecchia amica. La sua integrità, il suo coraggio ci mette
- senza tante perifrasi- davanti alla durezza della vita e di quello che da
questo dovremmo assimilare di buono, di quello che dovremmo fare piuttosto che
dire.
Quante e quante volte Dio solo lo sa.
E poi mi sono persa in quelle sue pagine come dietro forti
sentimenti di amore e di amicizia. Solo attraverso quelle parole scritte così
chiaramente senza indulgenza, con cristallina lucidità accecante ho afferrato che
l'amicizia è come ogni genere di amore. Ogni reciproco attaccamento
… è il risultato di
fattori indefinibili anche se, per accettarsi a vicenda, dobbiamo farci
infinite concessioni (La porta).
Dobbiamo essere ben consci di una cosa prima di buttarci a
capofitto in un legame qualunque esso sia:
da quante più persone
ci facciamo avvicinare tanto più numerosi sono i canali attraverso cui il pericolo può colpirci (La porta).
Ne vale la pena?
Sì, vale la pena di sognare tra le sue pagine, di ricordare
il nostro passato, che se come presente ci sembrava insopportabile, con la
maturità capiamo poter essere stato bello e insostituibile come fa Giorgina.
Vale la pena di sognare, di essere capaci, di non cadere mai
in un terribile baratro di solitudine come Iza.
Vale la pena incontrare Magda PERCHE' nel momento in cui
arriva il sonno, fragili e vulnerabili, potremmo avere bisogno di aprire le sue
pagine e trarre forza per amare, capire e capirsi, crescere da noi stessi, sognare.
Sognare, liberarci dai nostri pesi, far sì che i nostri
sforzi non siano vani e la chiave……….giri.
Elisabetta Setnikar

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