martedì 29 novembre 2011

Julian Barnes, The Sense of an Ending, J.Cape, 2011


Malgrado la scrittura impeccabile, l’ultimo romanzo breve di Julian Barnes – una novella, come dicono gli inglesi, di 150 pagine –  a mio avviso, non meritava  il  Man Booker Prize che gli è stato assegnato un mese fa. Mi è parso un esercizio di snobismo letterario, dove sull'altare dello stile si sacrificano la trama ,  la consistenza dei personaggi,  la ratio dei loro comportamenti e soprattutto le emozioni.

L’essenza del messaggio di Barnes sta nelle parole all’inizio del libro:
Ciò che alla fine ricordiamo non è sempre ciò di cui siamo stati testimoni (la traduzione è mia)

Nel senso che spesso distorciamo, anche inconsapevolmente,  il nostro passato o in alcuni casi ricordiamo un passato di seconda mano.
Per suffragare la sua tesi, Barnes si inventa un io narrante "inattendibile", Tony Webster,  un uomo sulla sessantina che, nella prima parte del libro, ricorda alcuni episodi della sua vita da studente  nell'Inghilterra degli anni Sessanta: la scuola, le amicizie, il primo amore e, soprattutto, il miglior amico, Adrian Finn.  Adrian è  intellettualmente brillante e misteriosamente fuori dal comune:  un modello comportamentale  affascinante  per chi, come Tony, ha l’ambizione, ma non la capacità,  di elevarsi sulla massa. Non a caso, dopo il liceo le  strade dei due  si dividono : Adrian viene accettato a Cambridge, mentre Tony si deve accontentare di un’università di livello più basso. Quando, ormai ventenni, non si frequentano più,  accadono due eventi  intorno ai quali si regge tutta la costruzione narrativa di Barnes:  Adrian  scrive a Tony che si è messo con Veronica, la prima ragazza con cui Tony aveva imbastito una breve relazione e,  pochi mesi dopo, Tony apprende che Adrian  si è suicidato.  A questo punto – siamo a un terzo del libro -  la narrazione torna al presente: sono trascorsi quarant’anni, una moglie, una figlia, un divorzio. Il nostro Tony , in pensione, riceve in lascito dalla madre di Veronica 500 sterline e i diritti sul diario di Adrian. Questa inaspettata missiva scuote in maniera sorprendente la sedentarietà di Tony, che, per i restanti due terzi del libro, si scatena  in un’assurda ricerca del passato. Grazie a una gragnuola di e-mail, riesce a contattare la sempre più enigmatica Veronica che gli riserva un’accoglienza al limite della villania. Ma Tony non si lascia scoraggiare  e va avanti con improbabili incontri a due (sempre più disastrosi) e altrettanto inverosimili ricerche solitarie, fino a quando, in effetti, arriva a constatare quanto la sua memoria possa essere stata fallace sul conto di Adrian.

Interessanti le molteplici interpretazioni cui si presta il titolo: The Sense of an Ending allude al suicidio di Adrian ma anche alla fase finale della vita di Tony. O forse, con una certa dose di auto-ironia, il titolo anticipa ciò che probabilmente alcuni lettori si chiederanno alla fine del romanzo.   



0 comments:

Posta un commento

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con cadenza periodica. Non è pertanto da considerarsi un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62/2001.

  © Blogger template The Beach by Ourblogtemplates.com 2009

Back to TOP