martedì 13 dicembre 2011

Panchine Flash: Esi Edugyan, Half Blood Blues, Serpent's Tail, 2011

Difficile compito quello di  tradurre  il lessico dei jazzisti  afro-americani degli anni Venti e Trenta,  ma spero davvero che  anche i lettori italiani possano godersi questo bel romanzo, per ora disponibile solo nell'originale in inglese. E' entrato giustamente fra i finalisti del Man Booker Prize 2011, e forse avrebbe meritato la vittoria per l'originalità  del tema e, soprattutto, per lo straordinario uso  del linguaggio. 

giovedì 8 dicembre 2011

Namita Devidayal, La stanza della musica, Neri Pozza, 2009

Titolo originale: The Music Room, 2008

“La musica è un aspetto così intrinseco alla vita familiare indiana che è frequente dare ai propri figli il nome di un raga  (Kalyani, Ragamalika, Sahana). La musica può essere un rifugio, un percorso spirituale o qualcosa di cui si ama parlare, discutere e persino dibattere, facendo mostra delle proprie conoscenze musicali. Se in famiglia c’è una ragazza che sta imparando la musica, potete star certi che tutti quelli che la incontrano le chiederanno del nuovo raga Kriti che ha imparato, se si sveglia presto al mattino per gli esercizi vocali e se è riuscita a partecipare all’ultimo concerto Jayashri. La musica (in India n.d.T) è in qualche misura un grande strumento di eguaglianza e appartiene a tutti quelli che io conosco qui. “


Con queste parole postate su Goodreads, una lettrice indiana, che si firma Lilyrose, ci spiega abilmente e sinteticamente il contesto in cui nasce questo libro autobiografico di Namita Devidayal – classe 1963, laureata a Princeton e giornalista del Times of India.

martedì 6 dicembre 2011

Panchine Flash: Aravind Adiga, L'ultimo uomo nella torre, Einaudi, 2012

Titolo originale: Last Man in Tower

Dopo il successo de La Tigre Bianca, vincitore del Man Booker Prize nel 2008, il giovane scrittore indiano Aravind Adiga ci riprova con questo romanzo,  sempre ambientato a Mumbai. Purtroppo, come spesso accade dopo un grande successo, Adiga delude le aspettive. L'idea centrale del romanzo  è avvincente, anche se non originale, e mette a nudo un aspetto deteriore dell'economia indiana: la rapace speculazione immobiliare che sta erigendo edifici di lusso nelle aree precedentemente occupate dalle ormai famose bidonville.
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