Il nonno intratteneva con il mondo rapporti bonari, ma non
perdonava a “quell’azzeccagarbugli di Orlando” di aver concesso ai
combattenti una polizza sulla vita a partire dal primo gennaio del ’18.
“Così i ragazzi che hanno fermato von Below e Boroevic, sul Grappa e sul
Piave…quelli alla famiglia non lasciano nemmeno un sacchetto di ceci…e
poi si dice che gli italiani non hanno il senso dello Stato! Ma è lo
Stato che non ha il senso degli italiani”. (p.197-198)
Per fortuna che a Torino c’è “Il negozio del libro in prestito”
( vedi il mio post su Linkiesta) perché questo libro, peraltro vincitore del
Campiello di quest’anno, mi sarebbe sfuggito se la gentile proprietaria
non mi avesse invitato a leggerlo. Ambientato durante la prima guerra
mondiale a Refrontolo, un paesino a ridosso del Piave, è più romanzo
"di formazione” che storico, in cui l’io narrante, Paolo, diciassettenne
, nel corso di una stagione di fame, sangue e paura, passa
dall’adolescenza all’età adulta.
Orfano dei genitori, Paolo appartiene a una famiglia di proprietari
terrieri, gli Spada, la cui bella villa viene requisita dall’esercito
austro-ungarico dopo la disfatta di Caporetto. Il peso dell’occupazione
si abbatte soprattutto sulla misera popolazione contadina con violenze,
rapine e stupri, mentre, per una tacita intesa “di classe” , gli
ufficiali austriaci risparmiano ai proprietari tanto orrore
ingiustificato. Eppure gli obblighi di ospitalità nei confronti del
nemico sono difficili da sopportare. Ben presto gli Spada, grazie
soprattutto all’intraprendenza di nonna Nancy, trasformano la sgradita
convivenza in un’opportunità per aiutare gli inglesi.
Per quanto radicati nella loro agiatezza, gli Spada sono una famiglia
sui generis. Nonna Nancy, donna istruita e matriarca carismatica, con un
segreto penchant per i lavaggi intestinali, incute rispetto ed emana
ancora un fascino femminile cui pochi riescono a resistere. Nonno
Guglielmo, molto amato da Paolo, suscita subito simpatia per la sua
colta eccentricità, l’acume e l’ironia di alcune sue osservazioni
sull’Italia e gli italiani e l’ambizione di scrivere romanzi su una
macchina da scrivere battezzata Belzebù. Anche la zia Maria è una donna
forte. Bella e altera, non si è mai sposata. E malgrado affermi di amare
i cavalli più degli uomini, non si tira indietro quando c’è da
soccorrere feriti e moribondi dell’esercito austro-ungarico nella villa
trasformata in ospedale dopo la battaglia di Vittorio Veneto.
Con grande abilità Molesini dà vita a un quadro d’assieme che non si
limita al ritratto familiare : oltre ai comandanti austriaci e tedeschi
che si avvicendano a Villa Spada, hanno ruoli di primo piano
l’appassionata cuoca Teresa che, nel pieno della fame, riesce a
trasformare gatti e topi in pietanze prelibate; sua figlia Loretta,
vittima della propria vulnerabilità; il custode Renato, troppo colto per
essere davvero un membro della servitù; il parroco don Lorenzo,
convinto sostenitore della causa italiana. E’ quest’ultimo, tra l’altro,
che esclama “Non tutti i bastardi sono di Vienna” mentre lancia
abilmente il coltello e infilza un ratto destinato alla padella.
Su tutto domina l’orrore e l’insensatezza della guerra vista con gli
occhi di un ragazzo che, per ragioni anagrafiche, può sottrarsi alla
coscrizione ma viene comunque coinvolto dall’incalzare degli eventi e,
in una certa misura, dal fascino insensato della violenza. Ma i temi
affrontati nel corso della narrazione sono tanti: storici, sociali,
esistenziali, psicologici …forse troppa carne al fuoco – e qui sta una
piccola debolezza del romanzo .
Nel complesso però lo scrittore ha prodotto un’opera di valore grazie a
una scrittura chiara ed elegante, vivacizzata da una spruzzatina di
espressioni dialettali, e alla capacità di tratteggiare personaggi
memorabili in un contesto accurato dal punto di vista della ricerca
storica . Non tutti i bastardi sono di Vienna non raggiunge certo le vette stilistiche e narrative del Gattopardo , a cui alcuni l’hanno accostato, ma , oltre al Campiello, merita più attenzione di quanta gli sia stata finora riconosciuta.
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