Titolo originale : The Olive Grove, 2001 e 2008
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Le Nazioni Unite stimarono che 711.000 palestinesi, metà della popolazione
araba della Palestina dell'epoca, fuggirono,
emigrarono o furono allontanati con la forza durante il conflitto arabo-israeliano del
1948 e nelle violenze dei mesi precedenti ... e si videro rifiutare ogni
loro diritto al ritorno nelle proprie terre, sia durante sia al termine del
conflitto.
E’ ciò che accade ai coniugi Moghrabi, Kemal e Haniya,
facoltosi proprietari terrieri palestinesi, e ai loro nove figli. Costretti a fuggire dalla Galilea in Libano,
perdono tutti i propri averi, e successivamente si disperdono lontano gli uni dagli altri, come dalla loro terra
d’origine.
Anni dopo, nel 1993, Deborah Rohan, scrittrice americana
di origini cattolico-irlandesi, si
imbatte in uno dei figli di Kemal, Hamzi Moghrabi, stabilitosi negli Stati Uniti. L’incontro conduce la Rohan a ricostruire la
storia travagliata dei Moghrabi. Dopo un’estesa ricerca storica, la scrittrice si reca in Libano, Giordania, Israele, Gaza per
intervistare la madre di Hamzi e i figli. Nasce così Il giardino degli ulivi, un
romanzo che, attraverso la saga familiare dei Moghrabi, ripercorre le tappe miliari della storia palestinese, dall’ultimo
scorcio della dominazione ottomana nel
1913 al dispiegarsi del conflitto arabo-israeliano
nel 1948.
Anche se sono ancora pochi, gli scrittori palestinesi non mancano, basti pensare a Sahar Khalifa
e Suad Amiry, donne che hanno messo in luce la tragedia
palestinese contemporanea, con particolare riferimento alla condizione
femminile. Tradotti in molte lingue , si tratta comunque di autori con un
pubblico piuttosto ristretto .
Il romanzo della Rohan è scritto senza voli stilistici, con un
linguaggio e una struttura chiari ed espedienti narrativi – quali la storia d’amore fra Kamel e Haniya –
non particolarmente originali. Ma questo
libro non va letto per i suoi meriti stilistici e narrativi. Il suo pregio
maggiore è di proporre un argomento scomodo in maniera estremamente divulgativa nel tentativo di sensibilizzare un’opinione
pubblica più vasta, specie quella americana, che finora ha avuto poche
occasioni di sentire “l’altra campana” o è stata refrattaria a farlo. E, cosa altrettanto importante, Rohan si muove in maniera pacata, senza retorica e senza prendere una posizione pregiudizialmente anti-ebraica.
Nonostante l’ evidente ricerca di un
equilibrio, dal racconto di Rohan emerge tutta la sofferenza di un popolo che
le ambiguità e gli interessi della
diplomazia internazionale hanno ripetutamente
illuso. E ancora oggi, dopo tanto sangue
versato inutilmente da entrambe le parti, la creazione di uno stato indipendente di
Palestina non è altro che un miraggio.
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