lunedì 20 febbraio 2012

Panchine flash: Silvia Avallone, Acciaio, Rizzoli, 2010



Un rapido accenno a questo  libro, che, seppure finalista allo Strega 2010, non mi ha proprio convinto. Leggendo la storia delle due ragazzine adolescenti e delle loro famiglie in una Piombino devastata dall’inquinamento reale e morale della grande acciaieria, mi sono chiesta se Avallone non stesse scrivendo la sceneggiatura di un fumetto per adulti piuttosto che un romanzo. Possibile che la classe operaia, ormai pressochè estinta, sia anche ridotta a un degrado simile?
Sesso adolescenziale, droga, prostituzione minorile, violenza familiare, amori saffici, truffe e furti, sporcizia, disperazione, Avallone non  fa mancare nulla di “estremo” nel condominio  in cui Anna e Francesca ballano seminude davanti alla finestra aperta ogni lunedì d’estate. La storica acciaieria Lucchini  non è da meno. Anche qui i giovani operai resistono al caldo insopportabile, i fumi e la puzza grazie alla coca, mettendo a rischio la propria vita e quella degli altri. Una specie di Gomorra davanti all’isola d’Elba, che, per contrasto, si staglia come un paradiso tropicale.
Sarà veramente così questa Piombino così dura, crudele e priva di speranza? Saremmo di fronte a un lavoro che, se non brilla per stile narrativo (molte le ripetizioni, linguaggio esageratamente crudo e scarnificato),  si erge come denuncia sociale impossibile da trascurare. Poi incomincio a navigare sul web. E scopro le polemiche e le ribellioni di fronte a un quadro giudicato non veritiero. Fantasia o realtà ? Volontà di denuncia o di successo facile? Piombino o Macondo, come si è giustamente chiesta  una fellow blogger letteraria ?

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